R
Radici
Ronchi di Castelluccio è stata la prima esperienza di qualità della Romagna: un progetto visionario voluto dal fondatore, l’intellettuale e regista Gian Vittorio Baldi, che nel 1974 immaginò di poter creare sulle fredde e boscose pendici di Modigliana un’azienda vinicola ambiziosa e territoriale. Dopo diversi pellegrinaggi nelle terre sacre dei grandi cru francesi e approfondite ricerche di zonazione nelle aree italiane più vocate alla viticoltura, diede origine a “Ronchi di Castelluccio” e ai suoi vini, concepiti come veri e propri prodotti artistici. Tra i pochissimi a condividere e incoraggiare la visione di Baldi l’indimenticabile Luigi Veronelli, che nel tempo divenne suo grande amico, convinto come lui che la vocazione del territorio si dovesse esprimere attraverso la zonazione.
Le visionarie intuizioni che, fra gli anni ’70 e ’90, consacrarono i Ronchi di Castelluccio tra i grandi vini italiani sono alla base del progetto di rilancio dei fratelli Rametta, dal 2020 a capo dell’azienda, che hanno scelto di tornare a vinificare ogni ronco singolarmente, come in origine.
Aldo e Paolo Rametta
Due fratelli uniti dalla passione per l’ambiente, il vino e le origini romagnole. Nati a New Orleans e cresciuti tra gli Stati Uniti e la Svizzera, hanno trascorso gran parte della vita all’estero dove, completati gli studi, hanno avviato le loro carriere professionali. Abili nel trasformare le passioni in opportunità di crescita, quella per l’ambiente, ad esempio, li vede imprenditori nel campo dell’energia rinnovabile, nel 2020, hanno colto l’occasione di dare vita a un secondo grande progetto con cui realizzare il sogno di lavorare assieme: l’acquisto della tenuta di Ronchi di Castelluccio, sulle colline di Modigliana in provincia di Forlì-Cesena, azienda vinicola nata negli anni ‘70 che cambiò per sempre l’identità del vino romagnolo.
L’ambizione dei fratelli Rametta e della squadra di appassionati professionisti dal 2020 riunita attorno al progetto, è quella di far rinascere un mito dell’enologia italiana, raccogliendo con coraggio e spirito innovativo la sfida di questi luoghi.
C
Fabio Castellucci
Classe 1980, all’età di vent’anni ha iniziato una carriera come ristoratore nella sua Romagna, a Santa Sofia.
Dopo una lunga esperienza tra sala e cucina, nasce la grande passione per il vino, al punto da conseguire il diploma di sommelier professionista nel 2003.
Dopo 15 anni di professione come ristoratore, inizia una seconda vita lavorativa nel mondo di Bacco, dapprima come direttore commerciale in una cantina vinicola romagnola, in seguito trasferendosi in Inghilterra dove si intrattiene per due anni collaborando con Old Food Market e il noto sommelier Andrea Rinaldi. Tornato in Romagna, dal 2020 è direttore commerciale di Ronchi di Castelluccio e ambasciatore su tutto il territorio nazionale e internazionale.
B
Francesco Bordini
Agronomo e dottore di ricerca, ha dedicato la sua vita alla coltivazione della vite e alla produzione di vini con vocazione autoctona. Grazie allo studio e all’esperienza, spesso accanto a grandi tecnici e artigiani vignaioli, si è specializzato nella lettura meticolosa e nella parcellizzazione delle terre e dei loro vitigni, con particolare attenzione alla Romagna, dove è nato, e al Sangiovese, suo vitigno principe, forte della convinzione che “la Romagna è una terra generosa, ricca di perle, di grandi cru e sapienti artigiani.”
Negli anni ha affinato il suo metodo di lavoro, con predilezione all’approccio biologico e naturale, trasformando il suo intervento in una “invisibile mano” che guida le scelte di campagna e cantina, per fare emergere le ambizioni del vignaiolo e le potenzialità dei territori.
F
Filosofia enologica
Nei vigneti di Ronchi di Castelluccio, a parcelle diverse si attribuiscono barbatelle dei diversi cloni di Sangiovese, Sauvignon Blanc e Cabernet Sauvignon, più adatte alle rese qualitative, come già succedeva in Francia dal 1800: a Castelluccio i cru diventano i Ronchi.
Gli impianti sono tra guyot, cordone speronato e alberello, molto bassi per poter sopravvivere alle basse temperature acquisendo calore dal suolo, trattati con cura esclusivamente manuale e artigianale. Inerbimento, vigneti lavorati a mano, concimazioni esclusivamente organiche e misurati trattamenti, esclusivamente a base di rame e zolfo. Queste attenzioni si traducono in rese minimali: 20/25 quintali per i rossi, secondo le annate, fino ai 12 quintali per il Sauvignon Blanc di Ronco del Re.
In cantina vigono gli stessi principi della campagna: si procede con micro-vinificazioni separate, fermentazioni in acciaio o in grandi tini di rovere. Per l’affinamento si usano barrique di rovere dalla tostatura meno invasiva, provenienti dalle foreste di Allier, Vosges e Troncais. Dalla barrique si passa nuovamente alla bottiglia per un affinamento ulteriore fino a raggiungere la giusta tensione per resistere al tempo.